Pannello 8 di 8 Villa Marchese de’ Fabris e il passaggio dell’Isonzo
L’orientamento fisico di questo pannello (dove si trova rispetto all’ingresso, dove è il pannello successivo) va rilevato in sala insieme al museo — non è ancora disponibile.
Il racconto audio di questo pannello non è ancora stato registrato (lo script è pronto). Il testo del pannello resta leggibile qui sotto, e trovi comunque la trascrizione del racconto previsto.
La zona di operazione della III Armata
Con l'inizio della guerra, l’esercito fu diviso in quattro armate ripartite in altrettanti settori operativi. Alla 3a armata fu assegnato il compito principale: lo sfondamento sul Carso. Le truppe italiane raggiunsero senza eccessive difficoltà il fiume Isonzo, ma i ponti di Pieris (San Canzian d'Isonzo) e Sagrado erano stati fatti saltare dagli austroungarici, impedendo il transito di masse e mezzi.
Dopo aver atteso che defluisse la piena, il 5 giugno 1915 avvenne il passaggio all’altra riva a nuoto, si passò poi alla costituzione di una Testa di Ponte e di un ponte provvisorio; infine avvenne il passaggio del grosso dell’Armata, che spostò i combattimenti sulle prime falde del Carso e iniziò a sistemare il terreno a difesa.
Cinque giorni dopo che le truppe italiane avevano passato l’Isonzo, fu preparato un sistema di resistenza di seconda linea, con Medea e la Testa di Ponte di Pieris che divennero i pilasti difensivi (nord e sud) di una grande tenaglia.
Begliano
L'abitato di Begliano, essendo situato sulla sinistra idrografica dell’Isonzo, divenne parte integrante della Testa di Ponte di Pieris e sottoposto al 1o settore di difesa.
La staticità delle operazioni militari, le furiose battaglie combattute nel corso del 1916 e l’allontanamento relativo del fronte dalla Testa di Ponte di Pieris ebbero come conseguenza lo spostamento oltre l’Isonzo di alcuni ospedali militari. Furono così ampliate le capacità di ricovero che tra ospedali di campo e di tappa raggiunsero la disponibilità di 32.600 posti letto siti in locali ben arredati e di pronto servizio. Ai vari gruppi ospedalieri furono destinati dei reparti chirurgici in modo che i feriti si trovassero a breve distanza tra il fronte e il luogo di cura.
Villa Marchese de' Fabris
Fu in questo contesto che nel gennaio 1917 alcuni ospedali furono avvicinati alla zona d’operazione: la 5a Autoambulanza Chirurgica, trasferita dapprima a Vermegliano, venne spostata a Begliano nel mese di maggio, poco prima dell’inizio della decima battaglia dell’Isonzo, unitamente all’ospedale da campo 057 (Appartenente al XIII Corpo d'Armata), che trovò posto presso Villa Marchese de' Fabris, ricostruita dopo i pesanti bombardamenti del 1915 e 1916.
Il fabbricato, adattato alle nuove esigenze, ospitava ampie stanze al posto delle cantine e al primo piano, mentre disponeva di due terrazze per convalescenti al secondo piano delle ali laterali.
Con la disfatta di Caporetto, l'ospedale venne utilizzato dalle truppe ungheresi; mantenne la sua destinazione anche nel periodo tra l'armistizio e l'agosto 1919, ospitando il Regio Esercito Italiano.
L'avanzata verso il fiume Isonzo
Quando l'Italia è entrata in guerra,
l'esercito è stato diviso in quattro armate.
Ogni armata combatteva in una zona diversa.
La terza armata aveva un compito importante:
avanzare sul Carso, una zona rocciosa vicino al confine.
I soldati italiani sono arrivati al fiume Isonzo senza grandi difficoltà.
Ma i ponti erano stati distrutti dagli austroungarici.
I soldati non riuscivano ad attraversare il fiume.
Il 5 giugno 1915,
dopo aver aspettato che le acque calassero,
i soldati hanno attraversato il fiume a nuoto.
Poi hanno costruito un ponte provvisorio.
La zona difensiva
Cinque giorni dopo il passaggio del fiume,
l'esercito ha preparato una linea di difesa.
I paesi di Medea e Pieris
diventarono i punti principali della difesa.
Begliano
Il paese di Begliano si trova sulla riva sinistra del fiume Isonzo.
Durante la guerra, Begliano faceva parte della zona difensiva.
Man mano che i combattimenti si allontanavano,
alcuni ospedali militari sono stati spostati oltre il fiume.
Così i feriti potevano essere curati più vicino al fronte.
In questa zona c'erano più di 30.000 posti letto negli ospedali.
Villa Marchese de' Fabris
Nel gennaio 1917,
alcuni ospedali sono stati spostati ancora più vicino al fronte.
A maggio 1917, poco prima di una grande battaglia,
un ospedale militare è stato installato a Begliano.
L'ospedale si trovava nella Villa Marchese de' Fabris.
La villa era stata distrutta dai bombardamenti nel 1915 e nel 1916.
Era stata ricostruita e adattata per fare da ospedale.
Le cantine e il primo piano erano usati come stanze per i malati.
Al secondo piano c'erano due terrazze
dove i convalescenti potevano stare all'aria aperta.
I convalescenti sono i pazienti che stanno guarendo.
Dopo la disfatta di Caporetto del 1917,
cioè quando l'esercito italiano fu sconfitto e dovette ritirarsi,
l'ospedale fu usato dai soldati ungheresi.
L'ospedale ha continuato a funzionare fino all'agosto 1919.
Video in Lingua dei Segni Italiana. Traduce per intero il testo del pannello. Durata 5 minuti e 32 secondi.
Questo pannello racconta la storia di un luogo preciso: Villa Marchese de' Fabris a Begliano, nel Friuli. Un edificio che divenne ospedale nel mezzo della guerra.
Proviamo a immaginare questo territorio nel 1915. L'esercito italiano era diviso in quattro armate. Alla Terza Armata toccava il compito principale: sfondare sul Carso.
Le truppe avanzarono senza grandi difficoltà fino al fiume Isonzo. Poi si fermarono. Gli austroungarici avevano fatto saltare i ponti di Pieris e Sagrado. Niente poteva passare.
Bisognò aspettare che calasse la piena. Il 5 giugno 1915, i primi soldati attraversarono il fiume a nuoto. Fu costruito un ponte provvisorio. Poi passò il grosso dell'armata. I combattimenti si spostarono sulle prime falde del Carso.
Begliano, sulla sponda sinistra dell'Isonzo, divenne parte della Testa di Ponte di Pieris — uno dei due pilastri difensivi a nord e a sud di una grande tenaglia.
Con il prolungarsi della guerra e l'allontanarsi del fronte, gli ospedali poterono avvicinarsi alla zona operativa. Si raggiunsero più di trentaduemila posti letto in totale, in strutture descritte come ben arredate e di pronto servizio. Ai vari gruppi ospedalieri erano abbinati reparti chirurgici: i feriti dovevano trovare cure a breve distanza dal fronte.
Nel gennaio 1917, la Quinta Autoambulanza Chirurgica fu spostata a Begliano. Poco dopo arrivò l'Ospedale da Campo 057, che trovò posto qui: nella Villa Marchese de' Fabris, ricostruita dopo i bombardamenti del 1915 e del 1916.
L'edificio fu adattato: ampie stanze al piano terra e al primo piano. Due terrazze per i convalescenti al secondo piano, dove i soldati in recupero potevano stare all'aperto.
Dopo la disfatta di Caporetto, le truppe ungheresi occuparono la villa e la usarono come ospedale. Poi, dall'armistizio fino all'agosto 1919, tornò al Regio Esercito Italiano.
Questo edificio ha curato feriti di entrambi gli schieramenti. Ha cambiato padrone quattro volte in quattro anni. È rimasto, in tutto questo, un luogo di cura.
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