Pannello 1 di 8 La sanità nella storia
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L'Evoluzione del Concetto di Soccorso
Gli atti di pietà verso l’amico ferito o morente e il nemico sono stati registrati da cronisti e da storici in ogni tempo. Senofonte narra che le truppe egizie avevano al seguito medici che raccoglievano i soldati feriti, L’imperatore Aureliano, dopo la battaglia di Chalons del 274 d.C, diede ordine ai suoi medici di curare i suoi soldati parimenti agli avversari. Nel 1048 i mercanti amalfitani ottennero dal califfo d’Egitto il permesso di costruire un ospedale a Gerusalemme, che servì durante la prima crociata (1099) a curare assediati e assedianti, senza distinzione alcuna.
Ma a fronte di tali atti di pietà ve n’erano altri meno nobili. Dopo la sanguinosa battaglia di Fornovo del 1495 tra i Francesi di Carlo VIII e la Lega Santa (composta da vari stati italiani), i francesi vincitori non fecero neppure un prigioniero massacrandoli tutti sul posto. In modo diverso invece si comportò la Serenissima Repubblica di Venezia che raccolse e curò nei propri ospedali sia i suoi uomini che i francesi feriti.
Queste pratiche erano in uso in un tempo in cui era giudicato un segno di debolezza prestare soccorso al nemico, ma evidenziano già un mutamento profondo nel comportamento di singoli individui prima che fosse recepito da intere comunità di popoli.
Seppur sporadicamente, si andò verso una distinzione tra combattenti, nemici con le armi in pugno pronti a combattere e da far soccombere, e non combattenti, prigionieri di guerra sopraffatti che potevano godere di un trattamento umano migliore richiesto dalla loro condizione
Fra i patti sanciti dai belligeranti per la protezione dei feriti e dei malati di guerra, spicca quello concluso nel 1581 tra Alessandro Farnese duca di Parma e la città assediata di Tournai (Belgio). Tale trattato codificava il comportamento da adottare in caso di capitolazione, cattura di intere armate e la resa di piazzeforti. Da quella data furono conclusi circa 300 trattati simili tra le potenze occidentali.
La Convenzione di Ginevra e Henri Dunant
Un punto di svolta fondamentale fu costituito dalla la battaglia di Solferino (1859), in seguito alla quale il banchiere svizzero Henri Dunant pubblicò il volume “Souvenir de Solferino” per denunciare la deficienza del servizio sanitario durante quella sanguinosa battaglia e per proporre la costituzione di grandi associazioni volontarie. L'impatto dell'opera e l'impegno civico di Dunant furono tali da condurre alla firma della prima Convenzione di Ginevra, che il 22 agosto 1864 sancì la neutralità dei feriti e del personale sanitario, trasformando i trattati bilaterali in un accordo internazionale permanente.
La Grande Guerra
Con il progresso tecnologico degli inizi del Novecento (armi automatiche, gas, artiglieria pesante), la capacità vulnerante delle armi aumentò drasticamente, costringendo i servizi sanitari a una continua riorganizzazione. Le previsioni iniziali sulle perdite, basate su conflitti precedenti e stimate tra il 15% e il 37%, furono spesso superate dalla realtà del conflitto. Tuttavia, verso la fine della guerra, si notò una diminuzione delle perdite grazie a una migliore preparazione tecnica delle truppe, una maggiore esperienza dei soldati, e a una migliore tutela degli stessi da parte degli ufficiali.
Come è cambiato l'aiuto ai feriti in guerra
Da molto tempo le persone si sono prese cura dei soldati feriti in guerra,
anche di quelli del nemico.
Ecco alcuni esempi del passato.
Nell'anno 274,
l'imperatore romano Aureliano
ha ordinato ai suoi medici di curare
sia i suoi soldati, sia quelli nemici.
Nel 1048,
dei mercanti della città italiana di Amalfi
hanno costruito un ospedale a Gerusalemme.
Quell'ospedale curava tutti i soldati feriti,
senza guardare da che parte combattevano.
Non tutti si comportavano nello stesso modo
Non tutti però aiutavano i soldati nemici.
Dopo la battaglia di Fornovo, nel 1495,
i soldati francesi hanno ucciso tutti i nemici che avevano catturato.
La Repubblica di Venezia invece
ha curato i feriti di entrambe le parti.
Con il tempo, sempre più persone hanno cominciato a credere
che anche i feriti nemici avevano diritto a essere curati.
Le prime regole scritte
Nel 1581 è stato firmato un accordo importante.
L'accordo è stato firmato da Alessandro Farnese, duca di Parma,
e dalla città di Tournai, in Belgio.
Quell'accordo stabiliva come trattare i soldati catturati e i feriti in guerra.
Dopo quell'accordo, accordi simili sono stati firmati
molte altre volte tra i paesi d'Europa.
Henri Dunant e la Convenzione di Ginevra
Nel 1859 c'è stata la battaglia di Solferino, in Italia.
Molti soldati sono rimasti feriti.
Tanti di loro non hanno ricevuto abbastanza aiuto.
Un uomo svizzero che si chiamava Henri Dunant
ha visto di persona quella situazione.
Dunant ha scritto un libro per raccontare quello che aveva visto.
Dunant chiedeva di creare gruppi di volontari
pronti ad aiutare i feriti in guerra.
Il suo libro ha cambiato molte cose.
Il 22 agosto 1864 è stata firmata
la Convenzione di Ginevra,
cioè un accordo tra tanti paesi del mondo.
L'accordo diceva:
I soldati feriti hanno diritto a essere curati.
I medici non possono essere attaccati durante la guerra.
La Prima Guerra Mondiale
All'inizio degli anni 1900
le armi sono diventate molto più pericolose.
C'erano i gas, i grandi cannoni e le armi automatiche.
Per questo, durante quella guerra,
tantissimi soldati sono stati feriti.
Verso la fine della guerra però le cose sono un po' migliorate.
I soldati erano più preparati.
Gli ufficiali si prendevano più cura di loro.
Video in Lingua dei Segni Italiana. Traduce per intero il testo del pannello. Durata 7 minuti e 38 secondi.
Questa traccia ti accompagna nel primo pannello del museo. Parla di una domanda antica: in guerra, si cura anche il nemico?
Prova a immaginare un campo di battaglia dopo lo scontro. Silenzio, poi i gemiti dei feriti. Qualcuno si avvicina — non solo ai propri soldati, ma anche agli avversari.
È un gesto documentato già nell'antichità. Per secoli però soccorrere il nemico era considerato un segno di debolezza. Piano piano, qualcosa cambiò. Si cominciò a distinguere il combattente armato dal prigioniero sopraffatto. Il ferito meritava un trattamento diverso.
Il punto di svolta arrivò nel 1859. Il banchiere svizzero Henri Dunant assistette alla battaglia di Solferino. Rimase sconvolto dai feriti abbandonati sul campo. Scrisse un libro che scosse le coscienze di tutta Europa.
Cinque anni dopo nasceva la prima Convenzione di Ginevra. Per la prima volta, un accordo internazionale tutelava i feriti e il personale sanitario. Non più pietà casuale: un diritto riconosciuto.
Con la Prima Guerra Mondiale la sfida diventò immensa. E i numeri ci dicono qualcosa di difficile da immaginare.
L'esercito austro-ungarico mandò in campo quasi otto milioni di uomini. Su cento, quaranta tornarono feriti. L'esercito tedesco ne mobilitò più di tredici milioni: trentasei su cento riportarono ferite.
La Francia mandò oltre otto milioni di soldati. Tra due e tre milioni tornarono feriti — una forchetta enorme, perché i dati stessi erano incerti.
L'esercito italiano mobilitò quasi sei milioni di uomini. Circa novecentocinquantamila feriti: sedici su cento. Gli americani, entrati tardi nel conflitto, registrarono il dato più basso: otto su cento.
Sono numeri che pesano. Ogni percentuale è un corpo. Ogni corpo è una storia.
Questo pannello ci invita a fermarci. Non sulla guerra. Ma su ciò che scegliamo di fare nonostante la guerra.
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