Pannello 3 di 8 Il Regio Esercito Italiano
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Il racconto audio
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Il Regio Esercito
Il Regio Esercito Italiano nacque nel 1861 con l’Unità d’Italia, configurandosi non solo come organismo di difesa, ma come strumento per creare un'identità nazionale tra popolazioni ancora divise da tradizioni municipali. Dopo un primo esordio non felice (la guerra di indipendenza del 1866) e la disfatta di Adua in Libia, le Forze Armate mostrarono una rinnovata efficienza organizzativa durante la Grande Guerra.
Al momento dell'entrata in campagna, il 24 maggio 1915, l'esercito era guidato dal Re e strutturato su quattro armate. Il Comando Supremo era affidato al generale Luigi Cadorna, coadiuvato dal sottocapo Carlo Porro. La mobilitazione fu massiccia: se a fine maggio la forza era di circa 85.000 uomini di truppa, ai primi di luglio superò il milione di soldati, supportati da oltre 31.000 ufficiali, 10.000 civili e 216.000 quadrupedi.
L'Organizzazione Logistica
L'organizzazione del territorio nazionale prevedeva la suddivisione in due aree: la zona interna, gestita dal Ministero della Guerra per la raccolta delle risorse; e la zona di guerra, sotto la giurisdizione del Comando Supremo per le operazioni militari.
Tra il fronte e il Paese si estendevano le retrovie, dove operava l'Intendenza generale per assicurare i servizi logistici e i rifornimenti a ogni livello, dal reggimento all'armata.
Il piano strategico di Cadorna prevedeva un’avanzata verso est, puntando a Lubiana o Trieste attraverso la "porta orientale". Questa scelta, sebbene rischiosa per il pericolo di un attacco austriaco dal Trentino che avrebbe potuto isolare le truppe in un saliente, era considerata la più rapida. Altre direttrici, come il Tarvisiano o il Trentino, erano ostacolate da imponenti fortificazioni nemiche e barriere montane impervie.
Sul piano tattico, in linea con il pensiero di molti generali europei, prevalse per il comando dell’esercito italiano la teoria dell’attacco frontale, sostenuta con energia da Cadorna che riteneva fondamentale tra i mezzi per ottenere il successo l’appello alla forza morale dei soldati, ritenuta capace di smuovere le montagne.
L’intera operazione d’attacco si ridusse però a una serie di azioni slegate e in un lento movimento d'assedio, in cui la manovra finì rapidamente per cozzare contro posizioni insormontabili con il solo slancio delle fanterie.
L’avversario si attendeva un poderoso urto sul basso Isonzo.
L'esercito italiano
L'esercito italiano è nato nel 1861.
In quell'anno l'Italia è diventata un paese unito.
L'esercito doveva difendere l'Italia.
Doveva anche aiutare le persone a sentirsi italiane.
L'esercito italiano si chiamava Regio Esercito.
Regio vuol dire: dell'esercito del Re.
Quando l'Italia è entrata in guerra
L'Italia è entrata in guerra il 24 maggio 1915.
L'esercito era diviso in quattro parti, chiamate armate.
Ogni armata combatteva in una zona diversa.
L'esercito era guidato dal Re
e da un generale che si chiamava Luigi Cadorna.
Quando è iniziata la guerra, c'erano circa 85.000 soldati.
Dopo poche settimane, i soldati sono diventati più di un milione.
Come era organizzato l'esercito
Dietro il fronte di guerra c'era la zona delle retrovie.
Lì c'erano i servizi che rifornivano i soldati.
I soldati ricevevano cibo, armi e materiali.
I rifornimenti arrivavano da tutta l'Italia
e venivano distribuiti a ogni reparto dell'esercito.
Il piano di guerra
Il generale Cadorna voleva avanzare verso est.
L'obiettivo era arrivare a Trieste o a Lubiana.
Per farlo, i soldati dovevano passare per un valico
che veniva chiamato la porta orientale.
Questo piano era rischioso:
gli austriaci potevano attaccare da nord, dal Trentino,
e isolare i soldati italiani.
Ma Cadorna pensava fosse la strada più rapida.
Come si combatteva
In quel periodo, molti generali europei credevano
che il modo migliore di combattere fosse l'attacco frontale.
Cioè: lanciare i soldati direttamente contro le posizioni nemiche.
Cadorna credeva molto in questo metodo.
Credeva che il coraggio dei soldati potesse superare qualsiasi ostacolo.
Ma nella realtà le cose andarono diversamente.
I combattimenti si trasformarono in lunghi assedi.
Le posizioni nemiche erano troppo forti.
I soldati italiani non riuscivano ad avanzare.
Video in Lingua dei Segni Italiana. Traduce per intero il testo del pannello. Durata 4 minuti e 44 secondi.
Questo pannello racconta l'esercito italiano alla vigilia e all'entrata in guerra. Un esercito giovane, nato solo nel 1861 con l'Unità d'Italia.
Non era solo uno strumento militare. Serviva anche a costruire un'identità comune tra popolazioni ancora divise da tradizioni diverse. Un compito doppio: difendere e unire.
Il 24 maggio 1915, l'Italia entrava in guerra. Al comando stava il generale Luigi Cadorna.
La mobilitazione fu rapidissima. A fine maggio le truppe erano circa ottantacinquemila uomini. Sei settimane dopo, a inizio luglio, l'esercito superava il milione di soldati. Oltre trentunomila ufficiali, diecimila civili, duecentosedicimila quadrupedi — cavalli e muli che portavano rifornimenti dove le strade non arrivavano.
Il piano strategico puntava a est: verso Lubiana o Trieste, attraverso quella che Cadorna chiamava la porta orientale. Era la direzione più diretta, ma anche la più rischiosa. Le altre erano bloccate da montagne e fortezze imprendibili.
Sul piano tattico prevalse la teoria dell'attacco frontale. Cadorna era convinto che la forza morale dei soldati potesse piegare qualsiasi difesa. Ma la realtà fu diversa.
Le fanterie si schiantavano contro posizioni insormontabili. Quello che doveva essere un'avanzata rapida divenne un assedio lento e sanguinoso, soprattutto lungo il fiume Isonzo.
Undici battaglie combattute in due anni, tutte lungo lo stesso fronte. Chilometri guadagnati a carissimo prezzo.
Questo pannello è l'inizio di una storia: quella di un esercito che impara — duramente — cosa significa la guerra moderna.
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