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Museo della Sanità nella Grande Guerra

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Pannello 5 di 8 Gli ospedali militari

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Preparazione e mobilitazione

Già nell'agosto 1914, per la non remota eventualità di un’entrata in guerra dell’Italia, l'Italia avviò il potenziamento delle unità e dei materiali sanitari di mobilitazione, anche mediante l'acquisto di mezzi moderni per la disinfestazione, la potabilizzazione dell'acqua, apparecchiature radiografiche e chimico-batteriologiche.

Tutto il materiale costituente un ospedale da guerra da 50 posti letto era contenuto in 24 sacchi impermeabili, in 10 ceste, in 7 casse e in 37 colli.

Evoluzione delle strutture

All'inizio della guerra, le postazioni sanitarie consistevano in 46 ospedali da campo da 200 letti, 174 ospedali da campo da 100 letti, e 223 ospedali da campo 50 letti.

A causa dell’intensificarsi dei combattimenti, molte strutture furono ulteriormente ampliate fino a raggiungere i 1000 posti letto, con un incremento proporzionale di personale e materiali (carri operatori, cucine, biancheria).

Logistica dei trasporti e specializzazione

Il trasporto dei feriti fu razionalizzato per far fronte a numeri elevatissimi: i mezzi carreggiati, ormai obsoleti, furono sostituiti dai camion e soprattutto della ferrovia (con treni ospedale a tre ordini di barelle). I servizi chirurgici specializzati di prima linea fornivano tempestivamente soccorso d'urgenza ai feriti gravi, mentre gli ospedali da campo, arricchiti di mezzi e di risorse e dotati di personale tecnico e specializzato (reparti chirurgici, radiologici e oculistici), riuscirono a far fronte nei momenti cruciali anche alle situazioni più critiche e penose.

Lo sgombero dei feriti (eseguito con autoambulanze, lettighe e con barelle a mano) dalla prima linea alla seconda e da questa sul territorio, fu organizzato e razionalizzato, strutturandolo in posti di medicazione, di raccolta, ospedali da campo, di Intendenza e ospedali di riserva.

Norme igieniche e direttive

Il generale Luigi Ferrero di Cavallerleone, Ispettore capo di sanità militare, diramò le Norme per gli ufficiali medici durante la campagna alle quali tutti i medici militari si adeguarono e che ebbero validità per tutto il periodo delle ostilità in atto.

Le norme raccomandavano la massima igiene degli accampamenti e della persona, una speciale sorveglianza sulle acque, sulle cucine, sul personale alle stesse preposto, sulla preparazione del rancio, oltre che l’obbligo del ricorso alle vaccinazioni contro il tifo e il colera.

La preparazione

Prima che l'Italia entrasse in guerra,
l'esercito ha comprato attrezzature mediche nuove.

Ha comprato:
macchine per pulire e disinfettare i luoghi
macchine per rendere l'acqua potabile, cioè buona da bere
macchine per fare le radiografie, cioè le foto alle ossa

Un ospedale militare piccolo, con 50 posti letto,
era contenuto in molti sacchi, ceste e casse.

Gli ospedali militari

All'inizio della guerra c'erano molti ospedali militari.
Erano di diversi tipi, in base al numero di posti letto.

Con l'intensificarsi della guerra,
alcuni ospedali sono stati ampliati fino a 1.000 posti letto.
Con più posti letto arrivavano anche più medici e materiali.

Il trasporto dei feriti

Trasportare i feriti dal fronte agli ospedali era un lavoro enorme.
I vecchi carri a cavallo sono stati sostituiti da camion.
Sono stati usati anche treni speciali per trasportare i feriti.

I feriti venivano portati in modo organizzato,
avvicinandosi man mano agli ospedali più attrezzati:
prima ai posti di medicazione vicino al fronte
poi agli ospedali di campo
poi agli ospedali più lontani dal fronte

Gli ospedali di campo avevano reparti specializzati:
chirurgia, radiologia e malattie degli occhi.

Le regole di igiene

Un generale che si chiamava Luigi Ferrero di Cavallerleone
ha scritto le regole di igiene per tutti i medici militari.

Le regole dicevano di:
tenere puliti gli accampamenti e le persone
controllare la qualità dell'acqua
controllare le cucine e il cibo dei soldati
vaccinare i soldati contro il tifo e il colera

Video in Lingua dei Segni Italiana. Traduce per intero il testo del pannello. Durata 5 minuti e 18 secondi.

Questo pannello racconta come l'Italia organizzò la sua rete di ospedali da guerra. Un sistema costruito in fretta, costretto ad adattarsi continuamente.

Già nell'agosto 1914 — un anno prima di entrare in guerra — l'Italia cominciò a prepararsi. Si acquistarono apparecchiature radiografiche, strumenti per purificare l'acqua, attrezzature per la disinfezione. Si capiva che il conflitto stava arrivando.

All'inizio delle ostilità la rete era così composta: quarantasei ospedali da campo da duecento letti, centosettantaquattro da cento letti, duecentoventitre da cinquanta letti. Strutture leggere, pensate per muoversi con il fronte.

Ma la guerra non si mosse come previsto. I feriti aumentarono, i combattimenti si intensificarono. Molte strutture raggiunsero i mille posti letto. Quello che prima stava in ventiquattro sacchi e poche ceste si trasformò in ospedali veri, con reparti chirurgici, radiologici, oculistici.

Il trasporto dei feriti era una sfida enorme. I carri tradizionali furono sostituiti dai camion. Poi arrivarono i treni ospedale: vagoni attrezzati con barelle su tre livelli, che portavano decine di feriti alla volta dal fronte verso l'interno del Paese.

Il percorso di cura era strutturato in tappe precise: posto di medicazione di prima linea, posto di raccolta, ospedale da campo, ospedale di intendenza e infine ospedali di riserva lontano dal fronte. Ogni passaggio aveva uno scopo: stabilizzare, operare, recuperare.

L'igiene era priorità assoluta. Il generale Ferrero di Cavallerleone emanò norme per tutti i medici: sorveglianza su acque, cucine, preparazione del rancio. Vaccinazioni obbligatorie contro tifo e colera.

Questo pannello racconta un'impresa logistica straordinaria, costruita in mezzo alla guerra.

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