Pannello 6 di 8 Le epidemie
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Prevenzione e profilassi
- Le misure straordinarie per combattere le epidemie che iniziarono a manifestarsi fin dai primi mesi di guerra, furono particolarmente efficaci ed essenzialmente di tre tipi:
- la vaccinazione contro il colera, che si aggiungeva a quella antivaiolosa e antitifica;
- la creazione in zona di guerra di una zona contumaciale (di quarantena), costituita già nell'agosto 1915 per fronteggiare l'epidemia di colera che imperversava tra le truppe dell’Isonzo
- la costituzione, nel 1916, di sezioni di disinfezione e bonifica mobili e di organi speciali di profilassi, ricovero e cura.
La zona contumaciale
I confini della zona contumaciale erano molto vasti, compresi tra il limite est (tra Palmanova, San Giorgio di Nogaro e il mare) e il limite ovest (dal fiume Adda fino alle valli di Comacchio passando per Piacenza, Parma e Modena).
In tutti gli ospedali dell'area i degenti dovevano sostare obbligatoriamente per sei giorni sotto stretto controllo medico; concluso il periodo di osservazione, i pazienti trasportabili venivano trasferiti all'interno del Paese, mentre gli infetti non trasportabili venivano isolati in reparti o ospedali separati.
Organizzazione ospedaliera e riforme
Nel febbraio del 1916 fu costituita la commissione centrale della zona di guerra e fu creata una distinzione tra gli ospedali di riserva situati in tale zona e gli altri, con l'obiettivo di garantire cure rapide e il pronto rientro dei soldati al fronte.
Nel gennaio 1917 la commissione ispettiva per la profilassi delle malattie infettive, sempre allo scopo di evitare il diffondersi della peste nel Paese, fu incaricata di iniziare le pratiche per accrescere il numero dei posti contumaciali esistenti nei vari ospedali di riserva, con particolare riguardo a quelli della Lombardia e del Piemonte.
Le malattie durante la guerra
Dall'inizio della guerra, molte malattie si sono diffuse tra i soldati.
L'esercito ha preso misure speciali per fermarle.
Come si combattevano le malattie
L'esercito ha usato tre tipi di misure.
Prima misura: le vaccinazioni.
I soldati venivano vaccinati contro il colera, il vaiolo e il tifo.
Seconda misura: la zona di quarantena.
Nel 1915 è stata creata una zona speciale.
In questa zona i soldati malati venivano isolati,
cioè tenuti separati dagli altri per non contagiarli.
Questa zona si chiamava zona contumaciale.
Era molto grande: andava dall'Isonzo a molte città del nord Italia.
Terza misura: le sezioni di disinfezione.
Nel 1916 sono state create squadre speciali
per pulire e disinfettare i luoghi.
Disinfettare vuol dire trattare un luogo con prodotti speciali
che uccidono i batteri.
Cosa succedeva ai soldati malati
Tutti i soldati malati in ospedale
dovevano restare sotto controllo medico per almeno sei giorni.
Dopo sei giorni:
I soldati che potevano viaggiare venivano trasferiti in ospedali lontani dal fronte.
I soldati più gravi e contagiosi venivano tenuti in reparti separati.
Le nuove regole per gli ospedali
Nel 1916 sono state create nuove regole per gli ospedali.
Lo scopo era curare i soldati velocemente
e mandarli di nuovo al fronte il prima possibile.
Nel 1917 si è deciso di aumentare i posti di quarantena
negli ospedali, specialmente in Lombardia e in Piemonte.
Video in Lingua dei Segni Italiana. Traduce per intero il testo del pannello. Durata 3 minuti e 4 secondi.
Questo pannello racconta una delle battaglie meno conosciute della Grande Guerra: quella combattuta non contro il nemico, ma contro le malattie.
Già dai primi mesi di guerra, le epidemie cominciarono a manifestarsi. Nelle trincee, nell'acqua, nei corpi dei soldati esausti. Il pericolo non era solo il proiettile: era anche il batterio.
La risposta fu organizzata su tre fronti.
Primo: la vaccinazione. Già in uso quella contro il vaiolo e il tifo, fu aggiunta la vaccinazione contro il colera. In un esercito di milioni di uomini, vaccinare era un'operazione enorme — e vitale.
Secondo: la zona contumaciale. Nell'agosto 1915, con il colera che imperversava tra le truppe dell'Isonzo, fu creata una fascia di quarantena obbligatoria. I suoi confini erano vastissimi: a est, dalla costa al Friuli; a ovest, dall'Adda fino alle valli di Comacchio, passando per Piacenza, Parma e Modena.
In tutti gli ospedali di quell'area, i degenti erano trattenuti per sei giorni sotto controllo medico. Chi stava meglio veniva trasferito all'interno del Paese. Chi era ancora infetto restava isolato in reparti separati.
Terzo: le sezioni di disinfezione mobili. Create nel 1916, si spostavano dove servivano, sterilizzando ambienti, materiali, persone.
Nel gennaio 1917 si decise di aumentare ancora i posti contumaciali — con attenzione speciale agli ospedali di riserva in Lombardia e in Piemonte.
Questo pannello ci mostra qualcosa che la storia tende a dimenticare: ogni guerra combatte su due fronti. Quello del nemico e quello della malattia.
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